venerdì 31 gennaio 2014

Social Media: come costruire un rapporto di fiducia?

Ritieni sia importante stabilizzare la tua presenza e/o quella del tuo brand sui social media e stai cercando di implementare una strategia online che ti consenta di creare engagement con le persone interessate alla tua attività o al tuo brand. Per giungere all’engagement, per prima cosa, è necessario creare con gli altri un rapporto di fiducia.

Qual è la chiave per farlo? In una sola parola: autenticità, a cui si aggiunge anche un certo grado di integrità, intesa come onestà e trasparenza.



giovedì 30 gennaio 2014

Google Authorship: che vantaggi?


E’ una delle novità introdotte da Google qualche mese fa. Hai sicuramente notato che, ultimamente, quando effettui una ricerca su Google, oltre ai soliti risultati costituiti dal link e dalla descrizione del contenuto, visualizzi anche dei risultati dotati di uno snippet, ossia di un insieme di informazioni composte da un titolo, una descrizione del risultato della ricerca e informazioni in più, come la foto dell’autore, il suo nome e altri dettagli aggiuntivi?

L’azienda di Mountain View Google ha introdotto mesi fa questa novità per consentire alle persone di trovare contenuti “straordinari” e per ricollegarli direttamente all’autore, attraverso Google Plus. In poche parole, grazie allo strumento dell’Authorship, chi ha un account su Google Plus potrà vedere collegati tutti contenuti pubblicati online, in maniera organica.


I vantaggi?

1.    Aumento sostanziale delle visite e del CTR

Grazie alle immagini presenti negli snippet che Google fornisce direttamente a chi esegue una ricerca online, è più facile catturare l’attenzione, con notevoli vantaggi per il CTR (Clik-through-rate) della tua pagina. Sembra infatti, secondo delle indagini approfondite, che questa ricchezza di informazioni favorisce una maggiore attenzione e un incremento di click, rispetto ai classici e tradizionali risultati.

2.    A te la paternità indiscussa dell’opera

Se hai scelto di scrivere su un argomento molto diffuso, ritrovabile in altri siti o blog, Google preferirà il tuo contenuto, se hai un account Google Plus, mediante il quale lo hai pubblicato.

3.    Creazione AuthorRank

La pubblicazione frequente di contenuti su Google Plus ti consentirà  di appropriarti di un punteggio che deriverà dalla valutazione della tua affidabilità e della popolarità dei tuoi contenuti. Questo meccanismo si tradurrà in un fattore di ranking e costituirà un segnale aggiuntivo per Google, che riconoscerà il merito attribuendo ai contenuti le migliori posizioni nelle SERP (search engine results page). Ciò sarà sinonimo di autorevolezza per i contenuti diffusi.

Interessante, no? Hai riscontrato questi vantaggi?

Content marketing: alcuni consigli per ottimizzare i tuoi contenuti per la ricerca organica

ottimizzazione seoQuanto è stretto il legame tra contenuti ed inbound marketing? Molto. La ragione? Da una parte, i contenuti forniscono informazioni utili ed interessanti per i visitatore e, dall’altra, possono aiutarti molto anche nell’ottimizzazione della ricerca organica e, quindi, nel posizionamento.

Ed ecco che entra in campo la SEO. Se non la curi, le tue attività dedicate al web writing sono tutte tempo sprecato. E, spesso e volentieri, anche denaro. Dunque, è bene far leva su tutti gli strumenti e gli espedienti noti per poter far decollare il tuo blog e i tuoi contenuti sul web.

Ottimizzare il tuo blog o il tuo sito o, semplicemente, i tuoi contenuti sul web, non richiede molto tempo.

Vediamo insieme qualche suggerimento…



1.    Focalizzati sul titolo del post o dell’articolo

Suggerisce bene l’idea e il messaggio centrale del contenuto? Deve farlo. Il titolo deve puntare diretto al cuore del contenuto. Meglio essere diretti che sforzarsi di scrivere un titolo particolarmente ingegnoso o simpatico. Inoltre, è bene inserire nel titolo le keyword legate al contenuto centrale. Potrebbe essere utile fare delle ricerche su Google per renderti conto di quello che “spinge” parecchio un dato contenuto.

2.    Evita un linguaggio gergale e/o complesso, sia nel titolo che nel contenuto


Spesso si utilizzano delle espressioni o degli acronimi in determinati ambiti. Meglio evitarli. Se i visitatori non li conoscono, saranno poco interessati e lasceranno presto la pagina, perché la sensazione principale sarà quella di non sentirsi a proprio agio.

3.    Considera la lunghezza dell’articolo


Assicurati che i tuoi contenuti abbiano parecchia sostanza, senza essere, d’altro canto, un romanzo. Tanto per utilizzare una metafora: pensa ad una ragazza che indossa un vestito o una minigonna troppo corta. Che idea trasmette?

L’argomento della lunghezza è sempre stato molto controverso e le opinioni a proposito molto discordanti. Un consiglio: cerca di trasmettere sempre un messaggio completo, sia esso un punto di vista su una questione, o un’opinione, delle informazioni utili ed interessanti, una risposta ad una domanda, un consiglio. Qualcosa, insomma, che valga la pena leggere.

4.    Usa gli headers


Ti starai chiedendo: cosa sono gli headers? L’header altro non è che una porzione di codice che consente di dividere i contenuti di una pagina web in diverse parti. Nel web writing vengono generalmente impiegati per suddividere i titoli e i paragrafi del contenuto. Esistono sei livelli (H1, H2, H3, H4, H5 e H6). Una categorizzazione utile per suddividere stilisticamente, visivamente ma anche funzionalmente un dato contenuto, dal momento hanno la funzionalità di rendere un testo leggibile. Regola: mai più di un H1 per pagina.

5.     Usa anchor text lunghi per i link


Il motivo? Se l’utente, che vuole approfondire un determinato argomento, si ritroverà davanti una stringa di parole che formano una frase o un’espressione (utile) piuttosto che una singola parola, sarà più incentivato a cliccare. Descrizioni lunghe comprensive di collegamento ipertestuale consentono al lettore di crearsi delle aspettative sul contenuto da leggere.E poi a Google piacciono così tanto i link “naturali”, poco artificiosi. Inoltre, un anchor text più lungo ed esplicativo conferirà al tuo testo maggiore chiarezza.

6.    Fai leva sulle immagini


Usa sempre l’attributo ALT per le immagini. Un attributo che, comunque, deve essere sempre correlata al contenuto al quale ti stai dedicando e non una semplice parola che dica di che immagine si tratti. Ad esempio: evitare di scrivere “SEO” quando potreste scrivere “Guida per l’ottimizzazione sui motori di ricerca”.

7.    Non dimenticare il metadato DESCRIPTION (METADESCRIPTION)


Questo metadato è importantissimo, per diverse ragioni: facilita, infatti, i motori di ricerca nel processo di indicizzazione dei tuoi contenuti nelle SERP e, se condividi i tuoi testi anche sui social network, favorisci ulteriormente il posizionamento.

8.    Condividi! Condividi! Condividi!


Includi in ogni tua pagina web i pulsanti social. Per i lettori interessati, oltre che alla lettura, anche alla condivisione, dev’essere tutto un gioco da ragazzi! Quindi più semplice è condividere e meglio è.

9.    Google authorship


Non dimenticare Google authorship, utile per migliorare il CTR (click-through-rate) mediante la ricerca.

10.    Una Call to Action efficace


Non trascurare l’inserimento di un’efficace Call to Action che inviti i visitatori a commentare, usufruire di un servizio, condividere, scaricare e-book, ecc.

C’è qualcosa che ritieni sia utile aggiungere? Fammelo sapere nei commenti. Ci confrontiamo?

martedì 28 gennaio 2014

Twitter: “perchè sono vittima del defollow?”

Inutile ribadire ancora l’importanza di Twitter per il business e per trainare le vendite, attraverso quella famosa parolina tanto importante che tutti conosciamo come “engagement”. Tuttavia, dopo aver creato un account su Twitter, è bene seguire l’etichetta del sito di microblogging, altrimenti a soffrirne sarà proprio l’engagement dei tuoi followers e, all’improvviso, questa spettacolare risorsa potrebbe improvvisamente perdere valore.



Perché sei vittima di quello che in gergo “twitteriano” viene definito “defollow”?


Apparentemente potresti non capirne la ragione, ma, come per tutte le cose, una ragione c’è sempre. Vediamo insieme quali potrebbero essere le motivazioni.

1.    Non stai twittando cose rilevanti per il tuo business

Hai appena postato una foto di un tizio intento a mangiare un bel piatto di spaghetti al ragù. Ma il tuo business non è vendere sughi pronti, bensì prodotti per il bagno. Credi ci sia un legame plausibile? Si tratta di un contenuto rilevante? Sai già qual è la risposta. Dunque, è bene ricordare che i tuoi tweet (inbound marketing) devono fornire dei frammenti di informazioni provviste di un certo valore, un valore rispondente alla richiesta di informazioni e alle domande dei tuoi clienti.

E’ importante, quindi, che l’argomento trattato sia direttamente legato al business, ai clienti e, perché no?, anche ad altri ambiti, evitando di essere sempre e solo rivolto ad aspetti frivoli e divertenti della realtà. Servono anche quelli, è chiaro, ma bisogna saper utilizzare il giusto equilibrio tra ciò che è divertente e simpatico e ciò che, invece, è serio. Saranno solo le informazioni serie a trasmettere il tuo valore.

2.    Quanto tempo dedicare a Twitter?

Sono tantissimi gli utenti di Twitter, oltre 230 milioni (gli attivi). Se, dunque, da un lato è semplice trovare un bacino di utenza, dall’altro è molto difficile riuscire a mantenere alto il livello di attenzione, qualora quell’attenzione la si riesca ad attrarre.

Qual è la frequenza dei tuoi tweet? Twitti troppo poco? Troppo? Ad ogni ora? Cinque tweet al giorno? Dieci? Venti? Ogni trenta minuti?

Se ti aspetti una risposta, la verità è che una risposta non c’è. Prova ad immaginare cosa funzionerebbe bene per i tuoi clienti e il tuo business. Dipende molto dal settore. Per alcuni, ad esempio, è utile twittare solo al mattino; per altri nel pomeriggio; altri ancora ritengono di essere più competitivi con un tweet ogni 1-2 ore.

3.    Non stai creando engagement con i tuoi follower

Immagina la scena. Ti trovi in una stanza con delle persone. Fai una domanda. Nessuno ti risponde. E’ proprio questo che succede quando siete su Twitter e non avete creato engagement.
Purtroppo, può succedere.

Cosa fare?

a.    Non smettere mai di fare il primo passo. Non demoralizzarti se, soprattutto all’inizio, nessuno risponde ai tuoi tweet;

b.    Quando una persona ti fa una domanda su Twitter, rispondi sempre. Se una persona ti menziona, rispondi sempre. Se qualcuno ti chiede un consiglio, dallo. Se qualcuno condivide un tuo post, ringrazia. Ti renderai conto che non ci vuole molto a creare un’audience "affezionata". Richiede solo molta pazienza e tanto impegno.

4.    Non essere troppo pieno/a di te!


Anche se Twitter viene utilizzato per la promozione e la condivisione dei contenuti legati al brand, parlare troppo di te e del tuo business può portare i tuoi follower a stancarsi e, alla fine, a stufarsi, fino al defollow.

Ricapitolando: l’inbound marketing riguarda anche la diffusione di contenuti rilevanti, interessanti e che rispondano ai requisiti dei clienti, fornendo loro le risposte di cui hanno bisogno. Se la tua azienda riesce a rispondere a questi requisiti allora può filare tutto liscio. Ma ricorda che quando una persona ama un narcisista, quel narcisista è se stesso.

Ecco una regola veloce utile per mantenere un certo equilibrio tra diverse tipologie di tweet. Si tratta della regola della “10:4:1 ratio”, applicabile a circa 15 post:

•    10 post con contenuti di terze parti
•    4 post con contenuti originali
•    1 post corrispondente ad una landing page relativa alle attività di business di cui ti occupi.

5.    Assicurati di non commettere nessun errore grammaticale

Non c’è niente di più fastidioso, senza dire poco professionale (scontato!) di leggere un tweet con degli errori grammaticali al suo interno. Vuoi o no proporti come il leader nel tuo ambito di interesse? Non fare errori. Rileggi. Controlla e abbrevia, se necessario. Ma non farti scappare errori grammaticali. Ne va della tua credibilità e della tua autorevolezza.

Hai qualche altro consiglio che vorresti proporre? Scrivilo tra i commenti, sarei ben lieta di confrontarmi e condividere.

lunedì 27 gennaio 2014

Web writing: "a tu per tu"

Ti occupi di web writing e content marketing? Hai un blog? Ami scrivere e hai un target specifico al quale vorresti indirizzare i tuoi testi e contenuti? Vuoi stabilire un rapporto e una comunicazione diretta? Una comunicazione amichevole e…  “straightforward”?

Un consiglio: usa il “tu”. Cerca di essere diretto. Il motivo?


Sicuramente riuscirai ad ottenere un maggiore coinvolgimento, dal momento che le informazioni fornite assumono un tono più personale, risultando anche più facili da afferrare ed interessanti. Poco importa l’argomento affrontato: potresti anche parlare di economia, controversie legali, affari di politica internazionale. Ma usa il “tu”.

Il vantaggio?
Un’attenzione maggiore da parte delle persone, che si ritroveranno nel testo, si rifletteranno, identificandosi con quel pronome che, magari, all’inizio hai usato con un po’ di esitazione. Pensa agli inglesi, loro hanno un solo pronome personale per la seconda persona, singolare e plurale, ma anche per le forme di cortesia, quel “fantastico” you. Dunque, sì, siamo italiani, ma questo non significa di certo sacrificare l’esigenza di essere diretti.

Allora? Vuoi che i tuoi testi siano uno specchio limpido e pulito per gli utenti? Usalo nei tuoi post. Una maggiore identificazione corrisponde anche ad un incremento in termini di attenzione. In fondo, sappiamo bene quanto sia difficile oggi afferrare l’attenzione delle persone, sommerse in questo mare di overloading informativo che è il web.

Alcuni suggerimenti



1.    Cerca di non mescolare nomi e il pronome tu.
Esempio:
Per ricevere le credenziali, i clienti devono creare un account utilizzando il box apposito.
Accedi al box attraverso il seguente link e inserisci i tuoi dati per creare le tue credenziali.

2.    Usa gli imperativi per le istruzioni e i suggerimenti o, semplicemente, per elencare dei punti.
Esempio:
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Ma dietro al sito o al blog chi c’è? Persone. Dimostriamolo! Dunque, usiamo i pronomi personali “io”, nel caso di blog gestiti da un solo autore che parla delle sue esperienze personali, e “noi”, in caso di aziende.
Quale sarà il risultato? Gli utenti si sentiranno a loro agio e sarà più semplice instaurare una conversazione. 

Se, per policy aziendale, non è possibile usare il “noi”, allora è consigliabile enfatizzare la relazione con il cliente mediante frasi ad hoc.

E voi? Che pronome usate?

domenica 26 gennaio 2014

L’ABC di Twitter

Twitter è un sito di microblogging, definito anche social network, o più adeguatamente information network, che può avere un importanza portante all’interno di una strategia di comunicazione. Bisogna, però, saperlo usare bene.




Ecco quello che devi sapere per essere operativo su Twitter


Di seguito fornirò una lista di vocaboli utili agli internauti e agli "strateghi" che hanno da poco messo piede su Twitter e che vogliono conoscere a fondo gli strumenti operativi di questo mezzo per potersi muovere con disinvoltura.

Tweet: messaggio di testo di lunghezza massima 140 caratteri. Un tweet può contenere contenuti multimediali, hashtag, link  e menzioni.

Hashtag
: si tratta di una parola chiave che funziona da topic o argomento. Gli hashtag servono per cercare e scoprire di cosa parlano gli utenti di Twitter. In poche parole sono delle etichette che consentono ai tweet di essere visibili e navigabili, dando loro valore e rilievo maggiore. Come si crea un hashtag? Basta aggiungere il simbolo # prima di una parola. In questo modo l’hashtag viene evidenziato e diventa cliccabile come parola chiave.

Timeline: è la lista di tutti i tweet inviati in real time da tutti gli utenti che segui. Gli utenti che segui sono compresi nella lista dei Following.

Following: si tratta degli utenti che segui mediante l’azione “Follow”. Se segui un utente avrai nella tua timeline tutti gli aggiornamenti che pubblica sul suo account.

Followers: sono gli utenti che seguono il tuo account. Costoro vedono ciò che tu pubblichi sul tuo account.

@:  simbolo per identificare gli utenti. La sintassi è la seguente: @nomeutente. In un solo tweet possono essere menzionati più utenti, perché preceduti dal simbolo @.

Retweet o RT: indica la condivisione di un tweet. Se su Twitter vedi un tweet che ti piace particolarmente puoi fare il Retweet o RT in due modi:
1.    inserendo “RT” davanti al tweet (puoi anche aggiungere un commento, se lo vuoi);
2.    cliccando direttamente sul pulsante Retweet che compare quando visualizzi il tweet che ha colpito la tua attenzione.

MT: posto prima di un tweet equivale alla modifica di un tweet che è stato retwittato.

Cc: in copia. Se, ad esempio, stai parlando di Coca Cola con un amico, puoi aggiungere cc @cocacola.

Via o by: indicano entrambi la fonte, ossia, da dove proviene il contenuto. Dopo il testo del tweet, ad esempio, puoi aggiungere via o by @nomeutente.

Preferiti: quando “stellini” un tweet che ti piace particolarmente, hai dato un apprezzamento e a quel punto, quel tweet  va a finire tra i tuoi Preferiti. Tutti (compresi i tuoi follower e l’utente che ha scritto il tweet) potranno visualizzare la tua preferenza. L’autore del tweet e gli utenti eventualmente menzionati nel tweet riceveranno, inoltre, una notifica.

Messaggio diretto o DM: si tratta di un messaggio privato, che può, anch’esso, raggiungere la lunghezza massima di 140 caratteri. In questo caso c’è una restrizione, i DM possono essere inoltrati tra utenti che si seguono vicendevolmente.

Tendenze o Trending Topics: sono gli argomenti più seguiti su Twitter in un determinato momento. Su cosa si basano? Su diversi fattori: tweet, retweet, hashtag, fatti di attualità, ecc.

Liste: si tratta di veri e propri “gruppi” creati dagli utenti di Twitter per raggruppare, appunto, le persone che condividono un determinato interesse. Le liste possono essere create oppure si può scegliere di seguirle e compaiono di solito sotto il menù a discesa a sinistra con denominazione “Liste”.

Se ritenete possano esserci altri elementi utili da aggiungere, commentate pure.
Let's keep in touch!

Possono i social media guidare le vendite?


Qual è il legame tra la tecnologia, i social network, nello specifico, e le vendite? Anni fa nessuno la avrebbe mai notata. Oggi è  un legame pressoché indissolubile. Ammesso, come ho fatto presente nei post precedenti, che nei social network è bene non farsi avanti con pitch di vendita, perché non è il valore commerciale e “monetario” del prodotto/servizio che ai prospect/clienti interessa, il legame tra tecnologia e vendite è strettissimo. Far leva sui social media per incrementare le vendite è l’assunto ideale per procedere verso la giusta direzione.

Dunque, i social media aprono la strada ad un gioco nuovo e stimolante per chi è impegnato in progetti di vendita, tanto da poter essere definiti strumenti idonei per la guida delle vendite, una necessità vera e propria.

Vediamo alcuni esempi. LinkedIn, ad esempio, è uno strumento nella maggior parte dei casi utilizzato per l’inserimento e la pubblicazione di un curriculum vitae. Ma è solo così? No. Infatti, è anche un validissimo strumento per costruire la propria online reputation. Dunque, un profilo più che un CV, dovrebbe essere una risorsa valida ed utile sotto diversi altri punti di vista.

Twitter è utilissimo per seguire in tempo reale le attività di amici, clienti e prospect. Ed ecco che si aprono praterie di spiragli e di possibilità di engagement, addirittura superiori rispetto a quelle derivanti dall’impiego delle e-mail.

La tecnologia, nelle vesti dei social network, è diventata una necessità per le vendite. Una necessità per il ciclo delle vendite, che può essere addirittura velocizzato grazie a questi strumenti. Ma diventa anche una necessità per motivi di engagement e di generazione dei profitti: in a few words, il cuore delle vendite.