martedì 24 dicembre 2013

Twitter: l’importanza delle immagini


E’ stato proclamato uno dei trend principali del 2014: l’uso delle immagini che avranno un fortissimo appeal sui social network. Più forte di qualsiasi testo.



E Twitter non fa sicuramente eccezione, seguendo la tendenza. Non una tendenza dettata dal nulla, ma dalla grande rilevanza e dal grande successo riscosso da piattaforme fondate proprio sulla diffusione di foto e immagini come Instagram e Snapchat.

Ed è in questa direzione che Twitter ha messo in atto la sua evoluzione, consentendo, ad esempio, la condivisione delle immagini direttamente nei post e modificando l’esperienza di visualizzazione delle foto con una preview differente rispetto a  prima, di gran lunga più piacevole.

Inoltre, proprio come Instagram, Twitter da non molto consente anche l’invio di foto privatamente mediante i Direct Messages. La novità sembrerebbe essere stata annunciata da Twitter due giorni prima rispetto al lancio su Instagram.

Un trend, dunque, iniziato nel 2013 che avrà seguito anche durante il prossimo anno. Possiamo, a ragione, dirlo: "un immagine vale più di mille parole".

lunedì 23 dicembre 2013

Customer Care: le 10 cose da NON dire ad un cliente in una sessione di live chat


Gestire una conversazione sincrona in live chat con un cliente è un compito abbastanza delicato.
Consideriamo la differenza rispetto alla comunicazione face-to-face. Quando si parla con qualcuno nella realtà ci sono fattori, come il tono della voce e l’espressione del viso, che influenzano senza dubbio l’andamento della conversazione e contengono una vasta gamma di informazioni utili affinché il ricevente decodifichi correttamente le intenzioni del parlante. Secondo gli psicologi il 60-80% della comunicazione passa attraverso il canale non verbale.



Che dire delle live chat? In quel contesto l’unica cosa che hai a disposizione sono le parole. Le parole sono l’unico espediente a disposizione per trasmettere il significato di ciò che si intendere esprimere. Può accadere, dunque, che, proprio in mancanza del tono della voce e della mimica facciale, una frase può essere interpretata male in chat.

E’ necessario, quindi, che chiunque si occupi del Customer Caring, sviluppi un vocabolario apposito per evitare qualsiasi situazione di ambiguità interpretativa. Oltre allo sviluppo di nuove abilità comunicative, è necessario anche evitare completamente espressioni che possono creare un’atmosfera negativa e danneggiare la reputazione aziendale.

Ecco cosa non dire.

1.    “L’ho già detto” / “L’ho appena spiegato”

Se si sceglie di riportare l’attenzione del cliente su qualcosa che è stato già detto, è preferibile utilizzare espressioni come: “Le consiglio di far riferimento alle informazioni postate nel blog” oppure “Per poter risolvere il problema, è necessario che faccia riferimento alle informazioni pubblicate nella nostra pagina Facebook”, ad esempio. All’uso di queste espressioni più garbate, si aggiunge anche un’altra soluzione, quella di dare direttamente la risposta senza far riferimento al fatto che l’informazione è stata già data in precedenza.

2.    “Non possiamo farlo” / “Non lo facciamo”

E’ sempre consigliabile far seguire una giustificazione ad un’asserzione nella quale si dichiara di non poter fare qualcosa, ad esempio: “Sarebbe impossibile per noi, dal momento che…”.
Se il cliente chiede qualcosa che l’azienda generalmente non fa, è consigliabile proporre un’alternativa: “Però possiamo fare quest’altro”.

3.    “Deve farlo”

Evitare sempre espressioni che suonano come ordini. L’atteggiamento giusto è quello del consulente, che fornisce suggerimenti ed istruzioni.

Esempio: “Sarebbe utile”/ “E’ consigliabile” / “Potrebbe essere necessario”

4.    “Non lo so”
Sebbene essere sinceri ed onesti sia molto importante per stabilire un clima di fiducia con il cliente, c’è un modo migliore per ammettere di non essere molto ferrati su un determinato argomento:

“Non ne sono sicuro, ma posso ricavare quest’informazione per aiutarla” / “Ottima domanda, mi permetta di trovare la soluzione utile” / “Spiacente, non dispongo dell’informazione che richiede. Posso chiederle di attendere per qualche minuto? Giusto il tempo di contattare il dipartimento di riferimento per recuperare l’informazione richiesta”

5.    “Non è il mio lavoro”

Se il cliente pone una domanda che non rientra nelle tue mansioni, è necessario trovare qualcuno che possa aiutarli, senza assumere un atteggiamento di totale chiusura. “Spiacente, la domanda esula dal mio campo d’azione, però posso metterla in collegamento con Simone del dipartimento tecnico che potrebbe sicuramente essere l’aiuto. Se è d’accordo, posso metterla in comunicazione con lui”.


6.    “Non  fa parte della nostra policy”.

Policy è una parola morta. E’ una parola che non ha alcun senso per il cliente. Se non  si può aiutare il cliente, mai nascondersi dietro la parola “policy”. E’ meglio dare una spiegazione logica che giustifichi l’impossibilità di fare qualcosa, trasmettendo un messaggio a vantaggio del cliente.

Esempio:

Cliente: “Può rimuovere queste impostazioni dal mio account?”

Invece di rispondere dicendo“Non fa parte della nostra policy”, si può replicare in questo modo: “Spiacente, ma non sono autorizzato ad apportare dei cambiamenti a dettagli di questo tipo. Per assicurare il rispetto della privacy, le informazioni dell’account possono essere modificate solo dal proprietario dell’account”.

7.    “Se tutto va bene, lo faremo”

Mai comunicare incertezza. Sebbene sia comprensibile che potrebbero esserci degli ostacoli alla risoluzione di un determinato problema o che non esiste una previsione certa di quanto è possibile fare, è sempre meglio comunicare un senso di “stabilità”, per lo meno laddove dipenda da te. Uno dei modi migliori per esprimere un dubbio su una questione è: “Faremo del nostro meglio …”

8.    Un secco “No”

Con un secco “no” il cliente riceve immediatamente una sensazione di scortesia, anche se non intenzionale. Mancando il supporto del tono della voce, dunque, il cliente non può stabilire con certezza se si tratti di un semplice “no” o di un “no” arrabbiato. Qual è, dunque, il modo migliore per dare una risposta negativa? Inserire quel “no” tra due affermazioni per far in modo di non trasmettere nessuna emozione negativa.

Un esempio: “Sì, comprendo. Tuttavia non sarebbe possibile. Ad ogni modo, c’è una soluzione alternativa che posso suggerire …”

9.    “Cosa le serve/occorre?”

Porre una domanda in questi termini può apparire indubbiamente brusco e scortese agli occhi del cliente. Quindi meglio utilizzare un’espressione del tipo: “Potrebbe gentilmente spiegarmi a cosa si riferisce nello specifico?”.

Oppure, per rendere la strada ancora più semplice al cliente, l’alternativa è quella di comunicare l’eventualità di non aver compreso bene.

Esempio: “Scusi, non sono certo di aver compreso correttamente. Si riferisce a….. o a…. ?”


10.    “Attenda un momento/un secondo”

E’ sbagliato rispondere al cliente chiedendogli di attendere senza dare nessuna spiegazione e senza far presente il motivo per cui il cliente deve attendere, appunto. E’ consigliabile, infatti, specificare che l’attesa è dovuta alla risoluzione del problema e non ad altre questioni. Ipotesi, quest’ultima, che potrebbe essere altamente irritante. Se la risoluzione del problema richiede tempistiche lunghe, è consigliabile farlo comunque presente al cliente e verificare la sua disponibilità ad attendere.

Ci sono altre espressioni  che possono risultare “poco gradevoli” agli occhi del cliente e che secondo voi potrebbero essere aggiunte alla lista?

sabato 21 dicembre 2013

Social Media Marketing fa rima con Social Caring


Dialogo Continuo
Attenzione
Tempestività




Ecco le tre parole chiave per le aziende che investono nel Social Media Marketing. Chi pensa che Social Media Marketing equivalga solo a postare sui social media contenuti di qualità (importantissimi per creare engagement) si sbaglia. Già, perché Social Media Marketing fa rima anche con Social Caring. E Social Caring significa prestare molta attenzione al dialogo continuo e ben strutturato con l’audience di riferimento (sia consumatori che prospect).

E, considerando l’alto impatto che il Social Media Marketing può avere sulla fiducia dei clienti e sulla reputazione online, è importante tener conto della necessità di investire nel Social Caring, che, alla luce della schiacciante presenza dei consumatori online, può consentire alle aziende di risparmiare un bel po’ di soldi necessari per la risoluzione dei “problemi” a posteriori.

2013: nessuna risposta all'80% delle richieste sui Social

Un dato abbastanza negativo, quello presentato dallo studio di Sprout Social, piattaforma di social media engagement, rispetto all’anno precedente ed in relazione al tasso di risposta alle richieste dei clienti sui social network.

Secondo lo studio, “The Sprout Social Index: Engagement e Customer Care”, infatti, quattro messaggi su cinque sui social network, con particolare riferimento a Facebook e Twitter, sarebbero stati lasciati senza una risposta.

A questo trend si associa un trend abbastanza positivo nel 2013 relativamente all’incremento dell’impiego delle piattaforme social: + 175% di messaggi.  Un ritmo, quest’ultimo, che i brand sembrano non riuscire a reggere.

Ecco i risultati dello studio: Nel 2013 l’80% delle richieste dei clienti sui Social è rimasta senza risposta

CONSEGUENZE E… CAUSE



Questo dato negativo potrebbe essere spiegato con la mancanza di aggiornamento delle strategie per offrire il sempre più impellente “social customer care”, in grado di offrire risposte pertinenti e tempestive. Uno strumento importante per l’engagement del consumatore.

Necessario anche l’aggiornamento “social” dello staff e la diffusione di documenti su best practices e social media policy al fine di evitare qualsiasi azione che possa danneggiare la reputazione online del brand.


Verso il “digital”: ecco come si evolve il marketing mix

Quando un’azienda italiana sceglie di intraprendere delle attività di marketing e comunicazione, per quale motivo lo fa? Quali sono gli obiettivi? Eccoli, in ordine di priorità:

1.    Brand Awareness
2.    L’acquisizione di nuovi contatti commerciali;
3.    Il coinvolgimento attivo dei clienti.

Dunque, in Italia, il marketing è innanzitutto una questione di diffusione del brand.

Evoluzione dello scenario attuale


In base a recenti sviluppi, dati dal maggiore coinvolgimento del digitale, hanno profondamente modificato il marketing mix e la comunicazione corporate, sempre più diretta verso il digitale, appunto. Ed è proprio verso il digitale che sono diretti gli investimenti in ambito marketing.

Quali gli strumenti “digital” più diffusi?

1. L’e-mail marketing, sebbene in flessione;
2. I Social Media, in aumento.

Che dire? Non avevamo dubbi!

martedì 17 dicembre 2013

Dati Eurostat: il 30% delle PMI europee si affida ai social media

Ecco alcuni dati emersi dall’indagine Eurostat 2013 sull’impiego delle risorse web da parte delle PMI europee.

-    Il 73% delle imprese europee ha un sito web;
-    il 30% delle imprese impiega i social media.

I dati relativi all’Italia?

-    Il 67% delle aziende italiane ha un sito web;
-    il 25% è sui social media.


L’indagine è stata svolta sulle imprese che hanno almeno 10 dipendenti. La situazione italiana è, evidentemente,  indietro rispetto all’Europa.

E ancora rispetto a:
-    policy aziendale per l’uso dei social media:
1.    8% delle aziende europee ne ha una;
2.    5% in Italia;

-    uso dei social network:
1.    28% delle aziende europee usa social network come facebook;
2.    21% in Italia;

-    uso di blog o microblog:
1.    10% delle aziende europee ne fa uso;
2.    6% delle aziende italiane ritiene sia indispensabile.

Le PMI più “social” si trovano nei seguenti Paesi europei:

-    Malta (55%)
-    Olanda (50%)
-    Irlanda (48%)
-    Svezia (45%)
-    Gran Bretagna (42%)

Le PMI italiane che non si avvicinano al mondo del web e dei social network erigono delle barriere di tipo culturale che le portano a preferire un contatto diretto e personale con i clienti senza ritenere importante intraprendere nessuna iniziativa sul web.

Per approfondimenti: "Digital Marketing: una PMI su due in Italia è contraria. Quali le barriere?"

Content Marketing: “Ogni azienda è un editore”


Leggendo un libro, mi sono imbattuta in un’affermazione abbastanza insolita, ma che – a ben riflettere – non è poi così lontana dalla realtà: “ogni azienda è un editore”. Editore nel senso di creatore di contenuti che sono sempre più preziosi perché è proprio attraverso di essi che il cliente viene raggiunto.


Non contenuti qualsiasi, ma contenuti ad hoc. Contenuti che contengano informazioni rilevanti per i clienti, che siano ritenuti significativi e, di conseguenza, che siano in grado di generare e stimolare l’interazione. Questa è – ahimè – una delle maggiori difficoltà per chi si occupa di content marketing. La sfida più grande del content marketing, soprattutto adesso che le regole sono cambiate.

Il content marketing consente al cliente/consumatore di cercare direttamente ciò che serve, senza dover essere disturbato sai soliti, classici messaggi pubblicitari. Il cliente/consumatore è colui che “cerca”, ama cercare ciò che gli occorre e non ascolta passivamente le informazioni e la pubblicità di cui è bombardato.

Dunque, cosa fare? La soluzione è scrivere contenuti di valore e ben ottimizzati in un’ottica SEO. Essere trovati facilmente è fondamentale! E’ il segreto per vendere.

Conclusioni

I contenuti sono l’anima del business soprattutto nel web. Uno strumento potente, in grado di coinvolgere, stimolare e spingere alla fruizione di un determinato prodotto/servizio. E’ per questo che un’azienda può definirsi un editore. Perché content marketing spesso equivale ad “esserci” ed esserci oggi è indispensabile. Il prodotto esiste se qualcuno ne parla, se la conoscenza si diffonde e se l’esperienza dei consumatori viene condivisa.

Che ne pensate?